Il lavoro dello Psicologo con l’ADHD

Mini guida gratuita di  avviamento professionale per lo Psicologo nell’ambito dell’ADHD

a cura di Federica Addessi

La presente mini guida dal titolo “Il lavoro dello Psicologo con l’ADHD” ha l’obiettivo di fornire indicazioni di base allo Psicologo per lavorare nell’ambito dell’ADHD, della formazione necessaria, del ruolo dello Psicologo e delle competenze necessarie per operare nel settore.

 

 

Cos’è l’ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, anche noto con l’acronimo ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), viene collocato nel DSM-V all’interno dei disturbi del neurosviluppo (ossia quella serie di condizioni che esordiscono nel periodo dello sviluppo) e viene descritto come un persistente pattern di disattenzione e/o ipertattività-impulsività che interferisce sullo sviluppo del soggetto e quindi sulla qualità del suo funzionamento personale, sociale, scolastico/lavorativo.

I sintomi, eccessivi per l’età o il livello di sviluppo, sono:

  • disattenzione, che si può manifestare nell’incapacità di mantenere l’attenzione su un compito o un gioco, di seguire le istruzioni, nella difficoltà ad organizzarsi, nella frequente perdita di oggetti, ecc.
  • e/o iperattività-impulsività, che si caratterizza per esagerati livelli di attività, difficoltà a rimanere seduti, ad aspettare il proprio turno, agitazione, irruenza anche nel parlare e dare risposte, ecc.

In base a ciò è possibile distinguere tre tipologie di ADHD:

  • con disattenzione predominante (se prevalgono i criteri relativi alla disattenzione)
  • con iperattività-impulsività predominanti (se prevalgono i criteri relativi alla iperattività-impulsività)
  • combinata (se sono riscontrate entrambe le manifestazioni)

I sintomi devono essere presenti per almeno sei mesi e manifestarsi in più di un contesto (es. scuola e casa), e molti di essi devono insorgere prima dei 12 anni. Infine, a seconda del livello di compromissione si indicherà se il disturbo è lieve, moderato o grave.

Che tipo di formazione è necessaria?

Per lavorare come Psicologo nell’ambito dell’ADHD occorre possedere i seguenti requisiti:

  • Laurea Magistrale o Specialistica nella Facoltà di Psicologia
  • Tirocinio formativo professionalizzante (requisito fondamentale per poter sostenere l’Esame di Stato)
  • Superamento dell’Esame di Stato
  • Iscrizione all’Ordine degli Psicologi Regionale (Albo A)

Nonostante attualmente non esista alcuna normativa specifica che riconosca istituzionalmente la figura dello Psicologo esperto di ADHD, e non siano quindi richiesti diplomi che attestino la propria formazione in questo campo, risulta indispensabile ampliare le proprie conoscenze e competenze aggiornandole costantemente in modo da poter affrontare la problematica nella maniera più adeguata. Sarà quindi opportuno frequentare Master o Corsi di Formazione che forniscano gli insegnamenti teorico/pratici necessari per muovere i primi passi in questo settore. In questo modo sarà possibile approfondire caratteristiche neuropsicologiche e aspetti relativi alle criticità dell’età evolutiva che consentano di stilare una  corretta diagnosi e di avviare poi un progetto di intervento. È consigliabile inoltre fare esperienza sul campo svolgendo un tirocinio formativo per accrescere ulteriormente le proprie competenze in contesti che si occupino di valutazione e trattamento, come i reparti di neuropsichiatria infantile pubblici o privati.

Lo Psicologo e la diagnosi di ADHD

Lo Psicologo può avvalersi di diversi strumenti per effettuare una valutazione dell’ADHD: interviste, questionari, osservazioni strutturate e test cognitivi e neuropsicologici.
Uno degli strumenti maggiormente adoperati è la BIA (Batteria italiana per l’ADHD).
Essa mira alla valutazione del comportamento del bambino a casa e a scuola, cioè i due principali contesti della sua vita, attraverso alcuni questionari specifici (SDAI, SDAG, SDAB) ed uno generale per la comorbilità (COM). Prevede anche dei Test per la valutazione dell’attenzione sostenuta sia visiva (CP) che uditiva (TAU), del comportamento impulsivo (MF), dei processi di controllo (Test delle ranette, Test di Stroop, Completamento Alternativo di Frasi), delle strategie di memoria (Test di Memoria Strategica Verbale (TMSV).

Lo Psicologo e il trattamento dell’ADHD

Effettuare una valutazione precoce consente di intervenire tempestivamente sulle difficoltà presenti riducendo conseguenze negative come l’insuccesso scolastico e l’emarginazione.
Obiettivo del trattamento sarà quello di promuovere abilità relative al controllo dell’attenzione, all’autoregolazione, al controllo della risposta impulsiva, alla metacognizione, in modo da ridurre i comportamento dirompenti e inadeguati promuovendo comportamenti funzionali. Sarà anche importante promuovere abilità sociali che possano aiutare il bambino nel suo contesto scolastico, sociale e familiare migliorando al contempo la sua autostima. È fondamentale che l’intervento sia multimodale, e cioè che coinvolga il bambino, la sua famiglia e la scuola.

Fra le tecniche di intervento maggiormente utilizzate indichiamo:

  • Token Economy
  • Costo della Risposta
  • Training di Autoistruzione
  • Time Out
  • Educazione Emotiva (alfabetizzazione emozionale)

Autopromozione e creazione di opportunità

Lo Psicologo esperto di ADHD ha, se in possesso dei requisiti e delle competenze, la facoltà di dì effettuare la diagnosi e di coordinarne il trattamento psicologico. Potrà perciò proporre interventi a più livelli lavorando direttamente con il bambino, con la famiglia e con la scuola attraverso:

  • Training Psicoeducativo
  • Parent Training
  • Teacher Training

Riguardo al Parent Training si possono strutturare percorsi destinati a singole coppie genitoriali o a gruppi di coppie, valutando di caso in caso quale sia la formula più indicata. Spesso è proprio a partire dai percorsi con il minore e con i genitori che si rileva l’importanza di coinvolgere la scuola, in altri casi è la scuola stessa a comprendere l’importanza di approfondire la tematica chiedendo aiuto ad un professionista. Si può quindi proporre al dirigente scolastico di organizzare una serie di incontri per riflettere ed intervenire sul caso, in particolare a livello di ambiente e di didattica. Ricordiamo che la normativa italiana ha regolamentato gli interventi da effettuare nel caso dei cosiddetti Bisogni Educativi Speciali (BES), permettendo ai docenti di modificare la didattica in caso di particolari situazioni di criticità (sociali, psichiche, economiche, relazionali) che vadano a delineare l’esigenza di una didattica personalizzata, una didattica che può estrinsecarsi in un Piano Didattico Personalizzato (PDP).