Il lavoro neuropsicologico con l’anziano

webinar-anzianoMini guida di avviamento professionale per il lavoro neuropsicologico con l’anziano

a cura della Dottoressa Manuela Tansini

La presente mini guida ha l’obiettivo di favorire l’avviamento professionale per gli psicologi interessati a lavorare in ambito neuropsicologico con l’anziano, fornendo indicazioni generali sulle attività che lo psicologo che lavora con l’anziano può svolgere, sulla tipologia di formazione necessaria e sull’attività di autopromozione nel settore.

Chi è lo psicologo che lavora con l’anziano?

Come è noto, la popolazione anziana, grazie ai progressi della medicina e alla prevenzione, è aumentata di molto negli ultimi decenni e con essa è aumentata anche l’incidenza delle patologie ad essa correlate, come, ad esempio, le demenze.
L’accresciuto numero di anziani, dunque, va a costituire un nuovo mercato per lo psicologo, in quanto anche questa fetta di popolazione ha dei bisogni di tipo psicologico cui fare fronte.

Inoltre, in un prossimo futuro, con molta probabilità, ad ogni centro residenziale per anziani verrà chiesto di avere al proprio interno uno psicologo per poter svolgere attività di diagnosi e riabilitazione in campo neuropsicologico.
Un esempio di come la nuova normativa può essere applicata è rappresentato dalla regione Veneto, dove, già nel 2007, la Giunta Regionale deliberò la presenza all’interno delle strutture residenziali per anziani di uno psicologo ogni 120 utenti.

Che tipo di formazione è necessaria?

Ad oggi non esiste una normativa vigente che istituisce la figura dello psicologo geriatrico, quindi, non è richiesto avere una formazione specifica o essersi diplomati presso una scuola di specialità. Tuttavia, per motivi etici e professionali, è raccomandato avere buona conoscenza degli aspetti neuropsicologici che riguardano l’invecchiamento, le patologie ad esso correlate (demenze etc.) e i test utili all’assessment.

Inoltre, svolgere il proprio tirocinio presso una struttura per anziani (centro diurno, casa di riposo, residenza sanitaria etc) è utile per familiarizzare con il tipo di lavoro, l’utenza e affinare le proprie competenze rispetto all’argomento.
Per lavorare come psicologo nell’ambito della terza e quarta età, il titolo richiesto ad oggi è la laurea magistrale o specialistica in Psicologia (5 anni), il relativo tirocinio universitario, il superamento dell’esame di Stato e l’iscrizione all’Ordine Regionale degli Psicologi.

L’autopromozione e la creazione di opportunità

Per iniziare a lavorare in questo settore, è necessario chiarire prima quali sono gli ambiti di lavoro con l’utenza anziana.
Lo psicologo che vuole lavorare con gli anziani può far riferimento a due macro aree per pensare e progettare i propri interventi e l’attività professionale: l’invecchiamento sano e quello patologico.

Proviamo ora ad analizzare brevemente queste due aree e gli aspetti connessi.

Invecchiamento sano
Per quanto riguarda l’invecchiamento sano, il lavoro dello psicologo si basa sulla prevenzione e lo screening del deterioramento cognitivo.

Dunque, è possibile, in questo caso, organizzare incontri e percorsi di memory training e stimolazione cognitiva, che mirano a mantenere e migliorare:

  • le abilità di formare connessioni tra le informazioni
  • l’orientamento spazio-temporale
  • le capacità attentive
  • il ragionamento astratto
  • la stimolazione sensoriale
  • il vocabolario
  • la rievocazione di informazioni

Al fine di avere un buon numero d’iscrizioni a questi percorsi, è utile organizzare un incontro informativo gratuito durante il quale spiegare la finalità del percorso che si vuole proporre successivamente e la modalità di svolgimento dello stesso. In questa sede sarà inoltre importante iniziare a raccogliere i recapiti degli interessati per poterli ricontattare (o le prime iscrizioni, se ci sono già delle persone decise a prendervi parte).

Da non sottovalutare nell’organizzazione dell’evento di presentazione è il titolo che si dà all’incontro, che deve essere accattivante e chiaro, in modo che i partecipanti possano capire esattamente quale argomento verrà affrontato e che siano invogliati a prendere parte.

Per quanto riguarda lo screening del deterioramento cognitivo, è possibile aprire uno sportello di ascolto in cui attuare una prima valutazione neuropsicologica ed in particolare:

  • stimare il declino cognitivo e l’eventuale compromissione delle varie funzioni cognitive
  • fare informazione e formazione rispetto alla prevenzione del decadimento cognitivo e alla diagnosi precoce.

Al fine di arrivare ad un maggiore numero di persone, è fondamentale stringere rapporti di collaborazione con associazioni che si occupano della salute degli anziani, come ad esempio:

  • centri di aggregazione presso cui attivare progetti
  • corsi e sportelli di ascolto già esistenti
  • associazioni
  • l’Università della terza età
  • UIL pensionati e ADA (associazione peri i diritti degli anziani).

Invecchiamento patologico
Il secondo grande ambito di lavoro per lo psicologo che si rivolge agli anziani è l’invecchiamento patologico.
Fanno parte di questa categoria il lavoro con l’anziano affetto da demenza, il sostegno ai famigliari e la formazione e supervisione agli operatori che lavorano in questo ambito.
È importante tenere a mente che il lavoro psicologico con l’anziano affetto da demenza è essenzialmente di tipo riabilitativo: ciò significa mantenere il più possibile le abilità residue dell’anziano, al fine di permettere il più a lungo possibile una buona qualità di vita.

Per lavorare nell’ambito dell’invecchiamento patologico è necessario informarsi circa le strutture esistenti sul territorio, sia pubbliche che private.
Le strutture che si occupano della salute degli anziani affetti da demenza sono di diversa tipologia e comprendono sia i centri diurni, in cui gli utenti passano la giornata dal mattino fino al pomeriggio o alla sera, dove svolgono diverse attività e sono assistiti per ogni necessità, sia strutture di degenza.

Il ruolo che lo psicologo può avere all’interno di queste strutture è molteplice: può occuparsi della diagnosi in campo neuropsicologico, della progettazione di gruppi di riabilitazione, dell’ascolto degli utenti, dei famigliari, della formazione, del supporto e della supervisione ad altre figure professionali presenti in struttura.

Spesso, le attività all’interno delle strutture (anche pubbliche) sono date in appalto a cooperative che gestiscono le diverse professionalità.
È necessario, dunque, prendere contatti con i responsabili del personale delle cooperative operanti all’interno della struttura dove si vuole lavorare.
Per avere più chances di vedersi accordare un periodo di collaborazione, è possibile proporre un progetto tarato sui bisogni rilevati all’interno della struttura, in modo da proporsi come risorsa utile e competente.

È possibile essere assunti dalla cooperativa che si occupa della gestione della struttura per anziani oppure dalla ASL: in questo caso, non è necessario avere una propria partita IVA.
Per quanto riguarda lo psicologo libero professionista, avere la partita IVA è un buon biglietto da visita, perché rende più semplice presentarsi come consulente esterno alla struttura o alla cooperativa e avviare collaborazioni a progetto.

Testi consigliati per un approfondimento teorico sulla psicologia dell’invecchiamento

P. Vigorelli, “Il gruppo ABC. Un metodo di autoaiuto per i familiari di malati di Alzheimer”, Franco Angeli 2010
M. Bacci, “Memory training e ginnastica mentale per l’anziano”, CESI, 2000
L. Quaia, “Alzheimer e riabilitazione cognitiva”, Carocci, 2006