Le figure professionali nell’orientamento

A cura della Dottoressa Elsa Fiorentini

Come fa un gruppo di esperti, di amanti della conoscenza, di appassionati di un settore a costruire una propria area di competenza e diventare un ‘Gruppo Occupazionale’ , una ‘Professione’ socialmente riconosciuta? Quali sono i punti di forza legati allo sviluppo di un processo di professionalizzazione di un’attività lavorativa?

Un processo di professionalizzazione è un itinerario complesso di ricerca, analisi e purificazione di attività e competenze specifiche di una professione. Spesso tale processo coinvolge un gran numero di lavoratori che, dapprima invisibili, diventano, poi, portatori di conoscenze e competenze appetibili e necessarie per il sano sviluppo della società civile.

Oggi il processo di professionalizzazione dell’orientamento è in pieno svolgimento.

Nelle dinamiche di questo processo si vedono spesso coinvolte, anche in qualità di co-protagonisti, professioni tra loro concorrenti.

L’emersione di alcuni fenomeni come, ad esempio, l’esigenza di definire un corpus di conoscenze scientifiche di riferimento (vedi, Guichard e Huteau 2003), la spinta al riconoscimento sociale dei professionisti operanti nel settore e, ancora, la nascita di associazioni, le proposte di istituzione di un albo professionale che legittimasse la differenziazione intergruppo fra figure professionali di confine quale appunto lo psicologo e, non ultima, la necessità di procedere con l’attivazione di percorsi formativi specifici, sono chiari segnali di un proficuo dinamismo nel settore (Grimaldi , Del Cimmuto 2006).

Per comprendere e analizzare al meglio questo processo di professionalizzazione è indispensabile tener conto di 3 criticità che pongono in evidenza limiti e potenzialità degli sviluppi legati alla figura dell’orientatore:

  • il Contesto. Lavorare in contesti scolastici piuttosto che di ricollocamento al lavoro prevede strategie e metodologie di attivazione professionale totalmente differenti
  • i Colleghi. Lavorare come orientatore significa tener conto in primis del rapporto con le altre professionalità quali ad esempio i formatori, i tutor didattici, i referenti istituzionali, che svolgono una funzione orientativa propedeutica all’intervento professionale.
  • La Formazione. E’ necessario distinguere fra certificazione/riconoscimento delle professionalità già attive e i percorsi di formazione in ingresso dei “nuovi” operatori al fine di omogeneizzare le competenze distintive della professione.

In Italia, con il decreto ministeriale n. 166/2001, si assiste al primo tentativo da parte del legislatore di definire limiti e vincoli per l’esercizio della professione di orientatore, circoscrivendo l’attività di orientamento a tutti quegli interventi di carattere informativo, formativo, consulenziale, finalizzati a promuovere l’auto-orientamento e a supportare la definizione di percorsi personali di formazione e lavoro e il sostegno all’inserimento occupazionale.

Lo stesso decreto definisce e regola le modalità di accreditamento dei soggetti che svolgono attività di orientamento e prevede che vengano definiti gli standard minimi di competenze professionali degli operatori del settore.

Solo con la pubblicazione dell’Accordo Stato-Regioni del 2002, si assiste alla delega alle Regioni della definizione delle credenziali degli operatori di orientamento e, successivamente, alla proposta di costruzione di un sistema di certificazione delle competenze nazionale. 

A partire dal 2003, in seguito alla pubblicazione del suddetto decreto, l’Isfol – Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori – pubblica una serie di documenti, frutto del lavoro di team di esperti, docenti universitari e tecnici, nei quali delinea e definisce i confini della professione di orientatore.

In tal senso viene circoscritto l’ambito di attività e la missione dell’orientatore al lavoro, il quale ‘si occupa di aiutare giovani e adulti nella ricerca di un’occupazione professionale, fornendo informazioni riguardo alle opportunità del mondo del lavoro, così come della formazione’.

Nella proposta Isfol vengono delineati quattro contesti organizzativi, quattro ambiti di professionalità e altrettante macro-aree di competenza utili per definire e delineare la professionalità degli operatori del settore.

Le compentenze fondamentali dell’orientatore

  • comunicativo-relazionale, proprie di chi svolge attività rivolte sia verso soggetti esterni che interni ad un’organizzazione erogatrice di servizi alla persona. Si fa riferimento, nello specifico, alla capacità di coordinare gruppi di lavoro, di gestire una rete di contatti sul territorio piuttosto che di accogliere, ascoltare, negoziare
  • di lettura del contesto e di progettazione delle attività di orientamento, ovvero la capacità di guardare con sguardo critico il contesto di riferimento, analizzandone il clima, i punti di forza e di debolezza, cercando di sostenere l’individuo nell’analisi delle sue potenzialità funzionali ad un processo di adattamento professionale
  •  di analisi dei problemi, di apprendimento, di progettualità individuale, competenze che caratterizzano ‘tutti quei compiti che fanno riferimento alla relazione di aiuto’(Grimaldi 2003). Si tratta di attività relative ai processi di analisi della realtà, di scelta, di definizione ed elaborazione dei percorsi formativi e professionali, sia in termini di interventi individuali che di gruppo
  • di stampo giuridico, amministrativo e informatico.

4 profili professionali dell’orientamento:

  1. Operatore dell’informazione orientativa
  2. Tecnico dell’orientamento
  3. Consulente di orientamento
  4. Analista di politiche e servizi di orientamento

Nello specifico:

– l’operatore dell’informazione orientativa avvicina le persone al mondo della formazione e del lavoro favorendo scelte orientative efficaci. Questi svolge prevalentemente attività di accoglienza , informazione e realizzazione di incontri formativi. Spesso lavora presso i Servizi di informazione interni o trasversali a più organizzazioni, gestiti da Comuni, Province, Scuole, Sindacati (es. informa giovani)

– il tecnico dell’orientamento è colui che monitora i percorsi scolastici, formativi e il delicato processo di transizione tra i diversi canali. È essenzialmente un tutor che lavora prevalentemente in contesti scolastici e universitari piuttosto che presso i servizi per il lavoro, dove si occupa di accompagnamento all’inserimento/ reinserimento lavorativo

– il consulente di orientamento richiama la funzione specialistica di consulenza alla persona. Per sua natura si pone nell’ambito della gestione della relazione di aiuto, a supporto dei processi decisionali. Lavora in contesti formativi come scuole superiori o università tanto quanto presso servizi per l’impiego in relazione ai bisogni di sviluppo di progetti professionali per i lavoratori disoccupati o target    specifici. Nei contesti aziendali, il consulente di orientamento rispondere a nuove strategie di gestione delle risorse umane, funzionali al sostegno di percorsi di sviluppo di carriera individuali.

– l’analista di politiche e servizi di orientamento è, invece, un attento gestore di servizi, in grado di promuovere la rete territoriale, programmare interventi volti alla qualificazione dei diversi sistemi di orientamento diffusi sul territorio, analizzare i fabbisogni locali, coordinare i servizi e definire le politiche di orientamento. Di norma lavora a stretto contatto con referenti istituzionali/ funzionari regionali/ politici, con il compito di monitorare, verificare e valutare gli interventi e supervisionarne gli esiti.

Non esiste una gerarchia funzionale tra le 4 professioni dettagliate, tutt’al più alcune funzioni sono maggiormente evidenti in virtù delle necessità del contesto di riferimento e della tipologia di servizio progettato dalle organizzazioni.

Attualmente non sussiste un albo nazionale degli orientatori, sebbene alcune abilità e conoscenze fungano da discriminanti prioritarie per l’esercizio della professione e il riconoscimento della stessa da parte della nascente comunità professionale.

Sicuramente, alcune abilità richieste all’orientatore sono di natura squisitamente psicologica, si va dalla capacità di ascolto e comunicazione, basilare per la gestione di un semplice colloquio interpersonale, alla promozione di azioni di empowerment della persona, alla valorizzazione della dimensione progettuale dell’individuo, in una prospettiva di supporto nella gestione e accoglienza della logica della flessibilità.

Non si può ovviamente prescindere, nell’’esercizio della professione di orientatore, dalla capacità di lettura del mercato del lavoro – locale o internazionale – tanto quanto dal possedere competenze e conoscenze di diritto del lavoro e di organizzazione aziendale, non sempre richieste agli psicologi, per l’esercizio delle proprie funzioni.

Intanto essere facilitatore nella gestione e nell’elaborazione di vissuti personali e professionali, sostenere l’individuo nello sviluppo del processo di presa di coscienza e di autonomia, per la gestione del proprio progetto di orientamento individuale, sono notoriamente attività e competenze condivise dai professionisti aderenti alle varie associazioni nazionali- ASNOR, ASITOR, SIO – principali referenti per la comunità professionale degli orientatori.

Ci sembra emblematica una riflessione condivisa dal comitato etico della SIO – Società Italiana per l’Orientamento – che recita:‘Il professionista dell’orientamento considera ogni persona come capace di valutare l’esito della propria condotta e di intervenire al fine di modificare l’ambiente in cui vive…rispettando e sostenendo nel contempo la propria personale traiettoria di sviluppo’.

Queste parole sicuramente rappresentano un punto di contatto importante tra le due comunità professionali – Psicologi e Orientatori – le quali sono chiamate a lavorare insieme nel pieno rispetto delle libertà individuali e, con lo scopo ultimo di promuovere il benessere personale e professionale dell’individuo.